isola - Dream Catcher : Dream Catcher

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Anamorphosis

Anamorfosi: In geometria, corrispondenza ottenuta proiettando da un centro di proiezione i punti di una figura, appartenente a un dato piano, su una porzione di superficie piana o curva, sulla quale si ottiene una figura corrispondente punto per punto a quella proiettata, ma deformata rispetto a questa.

Enciclopedia Treccani

“Le véritable voyage de découverte ne consiste pas à chercher des nouveaux paysages, mais à avoir des nouveaux yeux”  M. Proust

“…et l’amour où tout est facile. Où tout est donné dans l’instant.

Il existe au milieu du temps,

la possibilité d’un ile”   M. Houellebecq

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Un lungo viaggio a Tokyo e la collaborazione con le quattro attrici della compagnia Seinendan, sono all’origine di Anamorphosis, il nuovo spettacolo di Philippe Quesne che distilla i minuti di un pomeriggio casalingo nella capitale nipponica, in bilico tra realtà e sogno, ironia e poesia, gaiezza e malinconia, amicizia e solitudine. Ed è sufficiente un leggero inclinare lo sguardo per scorgere l’uno o l’altro orizzonte. Ancora un delicato e fascinoso paesaggio prêt-à-porter, una scena/laboratorio per esperimenti semplici e magici, un teatro/universo immaginifico e concreto al tempo stesso, dove i piccoli spostamenti si mescolano ai grandi viaggi. Così, lentamente, nella scelta della traiettoria da seguire, degli effetti speciali da costruire, delle micro-avventure da navigare si costruisce il gioco teatrale e quello più strettamente legato al bios quotidiano. 

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“Essere sicuri che gli alberi abbiano l’inverno e le piante l’estate e le case la pittura, essere sicuri di questo richiede una qualche attenzione. Il tempo di porre questo in essere non è ciò che ci si aspetta da una traiettoria”  Gertrude Stein, Geography and Plays

Traiettorie frammentate sono tracciate in uno spazio chiuso, giochi di trasfigurazione del privato quotidiano abitano un’isola: la casa, questo spazio protetto in cui il mondo esterno incontra quello interiore. Come già in L’ effet de Serge (spettacolo presentato a We Folk! edizione Drodesera 2012), anche in Anamorphosis la dialettica interno/esterno si concretizza in una casa/laboratorio per la creazione del mondo: una batteria + delle chitarre elettriche + 2 amplificatori che sputano a basso volume musica punk fanno una girl band, dei minuscoli spot luminosi si fanno lucciole per abitare un bosco, una tenda crea avventura notturna, dei regali fanno compleanno, delle maschere sul viso un viaggio nel futuro prossimo alla scoperta di cosa ci aspetta domani. L’ Invenzione del quotidiano (De Certau) in uno spazio poetico, un’isola, quel luogo del privato che, lontano dall’assetto pianificato degli spazi pubblici, schiva il gigantesco piano razionalista e tecnicistico delle metropoli. Sfuggire l’equazione del quotidiano in un gioco a nascondino, senza rumore, senza protesta, senza fracasso di gioia.

“(…) cette multiplication possible de soimêmequi est le bonheur”  M. Proust

“solo una parola per mostrare a un aquilone che le nuvole sono più alte di una cosa che è piccola, solo una parola e nessun semplice silenzio più vicino” G. Stein

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Il soma giapponese, la lingua e il timbro delle quattro ragazze non ci raccontano di paesi lontani, la loro casa e il loro quotidiano hanno lo stesso effetto di un viaggio a migliaia di kilometri di distanza attraverso google earth nella solitudine di un appartamento al sesto piano. Attività meschina e potente. Il viaggio di Anamorphosis ha a che fare con il virtuale, non solo virtuale come spazio/tempo del nativo digitale, non solo virtuale in quanto stato altro in contrapposizione a reale e materiale, ma, al pari della tazza del caffè, dello spazzolino da denti, del motorino, materia esso stesso, oggetto che “in-forma” il nostro vivere quotidiano.

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These works grow out of my recent exploration into the relationship between data flow and the flow of life. Sometimes life can be perceived as a rather normative experience but one that is boring and predictable, while at other times our daily perceptions can be glitched or altered by the digital devices we depend on for our communication and information gathering. For example, what if the delivery of high definition data streams start breaking up and creating colorful artifacts you have no control over? (Glitch TV, Mark Amerika)

 

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