#trash - Dream Catcher : Dream Catcher

Florentina Holzinger & Vincent Riebeek

Spirit

Riciclo: la definizione è nota. Della sua necessità (ormai proprio più per necessità che per reale convinzione) si sta facendo virtù. Del suo valore, si è fatta teoria. Riciclare riporta in vita materiali altrimenti scartati. La quantità di oggetti che noi gettiamo è talmente grande (la maggior parte delle cose che scartiamo a sua volta può essere scomposta in altri sotto-scarti) che il “cosa farne” ci riempie di dubbi, di incertezze e spesso di rassegnazione (…) E così continuiamo a pensare a sistemi di smaltimento sempre più sofisticati.(…) Ma forse, ancor prima del riciclo, bisognerebbe riscoprire un concetto perduto, quello di riuso; quello di riparare gli oggetti prima di decretarne la morte e gettarli nella spazzatura. O almeno, quando questo non fosse possibile, di trasformarli (gli oggetti stessi o parte di essi) in altri oggetti (…)

www.linkdesignmagazine.it

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Spirit  di Florentina Holzinger & Vincent Riebeek, eclettici artisti prodotti da Brut, appare come la rappresentazione e al contempo la dimostrazione della possibilità di accesso ad un numero interminabile di informazioni ed immaginari che la rete, e il mondo da essa costruito, ha prodotto. Youtube culture e grafica anni 90, Mtv e reality televisivi, sono estratti dal loro medium di appartenenza e riutilizzati per plasmare un discorso autoriale, che, lungi dallo svilupparsi in una narrazione, si costituisce come un link continuo tra immagini appartententi a universi differenti. Allo spettatore, a cui viene offerta una bottiglia di vodka, non rimane che navigare questo spazio della visione e scegliere autonomamente (e politicamente) il proprio tracciato, il proprio susseguirsi di link, o – si potrebbe anche dire – la propria posizione critica rispetto alla immagini offerte. Lo scarto – trash – diviene strumento per un riciclo continuo di informazioni capaci di essere alterate per produrre nuova informazione in un processo “ecologico” ed “ecosostenibile”. Rimanere nel limen tra “bello” e “brutto”, tra ciò che è “desiderabile vedere” e ciò che “non è desiderabile”, raccontare il sè attraverso frammenti di immagini/spazzatura dai quali estrarre piccoli diamanti o glitter dorati, forse elaborare il lutto di una postmodernità caratterizzata da attriti e conflitti, dalla ricerca dell’incongruenza, attraverso un rito che elogia la complessità di un organismo unico: un cuore in cui tutto entra e tutto esce, lasciando minuscole tracce, piccoli segni e tanti nuovi scarti di mondo.

“Ritrasformare tutto ciò che non ci serve più, è il segreto per non arrivare a fare i conti con la Terra fra una cinquantina di anni. Non rifiutare i rifiuti è oggi un modo per non sprecare e per rendere sostenibilli le nostre vite, continuando un tenore di vita al quale non sapremmo più rinunciare. Le comodità non devono finire, deve terminare il superfluo e l’inutile”. www.ecozoom.tv

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Ogni elemento, non importa la provenienza, può servire a creare nuove combinazioni. […] Tutto può servire. Non c’è bisogno di dire che si può non soltanto correggere un’opera o integrare frammenti diversi di vecchie opere in una nuova; si può anche alterare il senso di questi frammenti e modificare a piacimento ciò che gli imbecilli si ostinano a definire citazioni”. G. Debord

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