#liveness - Dream Catcher : Dream Catcher

Quiet Ensemble
Der Teufel leise, Faust

“Voi due, che così spesso
mi foste al fianco in mezzo a tanti guai,
ditemi dunque: che sperate mai,
sovra il tedesco suolo,
di questa nostra impresa?
Compiacere la folla, io pur vorrei:
questo perché, se vive, lascia vivere.
Son fissi i pali, s’erge il palcoscenico,
e una festa ciascun si ripromette.
Gli spettatori seggono tranquilli,
con inarcate ciglia, ai posti loro:
e non chiedon se non quello spettacolo
che sbalordir li faccia”. Goethe

Faust:  Oimé, io ho oramai studiato filosofia, giurisprudenza, medicina, e, lasso! anche la grama teologia! e d’ogni cosa sono andato al fondo con cocente fatica. Ed ecco, povero pazzo! ch’io ne so ora quanto innanzi. Mi chiamano maestro, chiamanmi anche dottore, e già da dieci anni io meno, di su e di giù, e per lungo e per traverso, i miei scolari pel naso; oh! veggo manifesto che noi sapremo mai nulla! Ahi, io ne avrò rapidamente consumato il cuore!” Goethe

Proveniente da un percorso attinente all’ambito delle arti visive con una particolare attenzione ai new media, Quiet Ensamble sviluppa la sua nuova opera all’interno dello spazio teatrale. Opera per soli corpi meccanici, luci e suono, Der Teufe leis, Faust mostra un’archiettura vuota e nuda, le cui componenti fondamentali acquisiscono lentamente vita, divenendo esse stesse le protagoniste di questa performance. Azionata e modellata in tempo reale, la scena è abitata da una serie di “anime performative” che di volta in volta impongono la loro presenza agendo dinanzi allo sguardo dello spettatore. Lo spazio, come corpo, rumoreggia e prende vita cercando una nuova configurazione; mentre ogni singola sonorità è determinata dalle funzioni tecniche degli strumenti che ne sono alla fonte. Così “le casse audio rendono udibile il proprio silenzio e l’assenza dell’anima viene rappresentata dalla carcassa dello spazio ormai svuotata dalla propria umanità”.
Eppure umana rimane questa scena vuota, costruita come un luogo mentale più che fisico, uno spazio che accoglie e respinge la percezione dello spettatore permettendo o impedendo una partecipazione empatica e/o percettiva. In questo paesaggio il teatro è solo uno dei tanti strumenti utilizzati ai fini performativi (specificità questa già presente nelle installazioni di Quiet) ovvero per dare vita ad un percorso temporale specifico e un’altrattanto specifica visione frontale dell’opera.
La dimensione temporale del live, ovvero di un tempo reale espanso che coinvolge non solo il qui e ora reale, ma anche quello virtuale, diviene uno dei nodi dell’opera che si posiziona nel limen tra mediato e non mediato, tra installazione e performance, problematicizzando la stessa concezione di “tempo reale”.

“Non penso che il manichino (o la figura di cera) possa sostituire l’attore vivo, come avrebbero voluto Kleist e Craig, sarebbe troppo facile e ingenuo. Cerco di definire i motivi e la destinazione di questa insolita entità, apparsa d’un tratto nei miei pensieri o nelle mie idee. La sua apparizione coincide con la mia sempre più profonda convinzione che la vita non può essere espressa nell’arte che attraverso la mancanza della vita, attraverso il ricorso alla morte, attraverso le apparenze, il vuoto e l’assenza di comunicazione”

Tadeusz Kantor

“The concept of “live” production was introduced with radio programming. In “Live from Cyberspace,” Philip Auslander writes that the first use of the term “live” “comes from the BBC Yearbook for 1934 (Auslander 17).” Radio listeners were not able to identify the sources for the sounds they were hearing. Consequently, there was no way to tell if the broadcast content was live or recorded unless the announcer made the distinction (Auslander 17). Auslander posits that the term “live” came into being precisely because of this confusion between live and recorded radio broadcasts. This notion of live broadcasted content continued on into the mid-20th century with live television. It could be argued that live video streaming over the Internet is simply another iteration of live broadcast content.

Remediation is described by multiple theorists to be a process through which new media is born. According to Lev Manovich, it is “the mix between older cultural conventions for data representation, access and manipulation and newer conventions of data representation, access and manipulation (Manovich 13).” Manovich alternately calls remediated media “meta-media” or “post-media (Manovich 21).” If live stream video content can be considered “meta-media”, then its content might be a combination of more familiar broadcast elements and newer forms of Internet technology. However, sending data over the web was not invented with live stream video content; live stream video technology is re-using these elements. Bolter and Grusin write that “…streaming video…cannot merely improve what the Web offered before but must “reinvent” the Web…What is new about new media is therefore also old and familiar: that they promise the new by remediating what has gone before (Bolter and Grusin 270).” (https://blogs.commons.georgetown.edu/cctp-748-spring2013/)